Tolentino (MC): Basilica di San Nicola

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Tolentino (MC) – Basilica di San Nicola
Tavoletta dipinta ex voto (XVI secolo)
Terremoto/i di riferimento: ?

Una famiglia intera (padre, madre e quattro figli) si rivolge in preghiera a san Nicola da Tolentino dall’interno di una casa che è rimasta immune dai gravi danni subiti dagli edifici circostanti.Tipo e diffusione dei danni raffigurati possono far pensare che ne sia responsabile un terremoto. Sulla facciata dalla casa compare la scritta «Viadana autor». La scritta è in latino, contiene una parola (au[c]tor) che può essere interpretata in due modi e un errore – almeno – di ortografia o di grammatica. Considerando tutto ciò la scritta può essere letta in due modi: o come «Viadana au[c]tor[e]» o come «Viadana[e] au[c]tor». Nel primo caso essa significa «fatto da [qualcuno che si chiama] Viadana»; nel secondo caso il suo significato è «Oh, difensore di Viadana». Viadana è una località della Bassa mantovana il cui santo patrono (cioè difensore e patrocinatore della comunità presso Dio) è appunto san Nicola da Tolentino. Non si può quindi escludere che la scritta sia una sorta di “fumetto” che simboleggia la preghiera rivolta al santo patrono da una famiglia (di Viadana?) in occasione di un evento lesivo dell’integrità di alcuni edifici (un terremoto?).

Bib.: Archivio degli autori, Musei della Basilica di San Nicola.

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Territorio di Piobbico (PU) – Chiesa di San Donato dei Pecorari

S_donato_pecorari_rTerritorio di Piobbico (PU) – Sagrestia della chiesa di San Donato dei Pecorari
Commemorazione del crollo della chiesa (49 vittime) e della sua ricostruzione
Terremoto/i di riferimento: 3 giugno 1781
Testo: Aedes Deo uni trino sacra / in honorem / Donati martyris tutelaris opiferi / iam castri Pecudiniorum districtus / iuris patronatus comit[um]  Brancaleonum / tertio nonas Iunias anno MDCCLXXXI / penitus terrae motu est conlapsa / quo / Dominicus Crini curio praestantissimus / heic sacrum faciens / una cum XLVIII curianis / et mortem et sepulturam habuit / anno vero MDCCLXXXIII / pontificia beneficentia / et conlaticia suorum stipe / est a solo restituta //

Traduzione: Questa chiesa consacrata a Dio uno e trino in onore di [san] Donato martire protettore soccorrevole, già [sita] nel distretto del castello dei Pecorari [e] di giuspatronato dei conti Brancaleoni, il 3 giugno 1781 crollò a terrà quasi completamente per il terremoto trovandovi morte e sepoltura l’eccellentissimo parroco Domenico Crini, che vi stava celebrando la messa, insieme a 48 parrocchiani. Nell’anno 1783 fu ricostruita dalle fondamenta grazie alla beneficenza papale e alle offerte dei fedeli.

Bib.: Archivio degli autori

Colombara (Apecchio PU): Chiesa di San Lorenzo di Carda

ColombaraColombara_1871Colombara (Apecchio PU) – Chiesa di San Lorenzo di Carda, oratorio di sant’Emidio
Commemorazione di scampato pericolo da terremoto (sinistra); commemorazione di celebrazione della Messa all’aperto a causa di terremoto (destra)
Terremoto/i di riferimento:  3 giugno 1781, 1897-1898
Testo (sinistra):
A.P.R.M. / auspicantibus praepositis animabus becundis [sic] / optimates incolaeque S[ancti] Laurentii / de comitatu Cardae / quod incolumes a terrae commotionibus / 1897-1898 / aere conlato / Deiparae necnon divo Emidio / patrono inclito / grati animi ergo ex [v]oto posuere / 6 Maii 1899 //
Traduzione:

Testo (destra):
D.O.M. / Hic per 4 menses / post terremotum / factum 3 Iunii / 1781 / fuit S. Sacrif[icium] Missae celebratum //
Traduzione: A Dio Ottimo Massimo. Qui per quattro mesi dopo il terremoto del 3 giugno 1781 fu celebrato il santo sacrificio della Messa.
Commento: Buroni (1943) attesta che originariamente la lapide relativa al terremoto del 1781 si trovava «in una Maestadina che sta in una croce di strada a piedi il campo della fonte del Colombaro» citando a questo proposito la testimonianza di Marco Ubaldi arciprete di San Lorenzo di Carda nel 1781 («
La S. Messa in quel frangente sì spaventoso quattro giorni la celebrai sotto la Croce del prato del Colombaro e poi la dissi sempre insino alla domenica del SS. Rosario in una Maestadina che sta in una croce di strada a piedi il campo della fonte del Colombaro e la dimenica del SS. Rosario ridissi la S. Messa nella chiesa tra le macerie e bene appuntellata.»). Il vocabolo “maestadina” è sinonimo di “edicola” e indica una struttura architettonica di dimensioni ridotte eretta a ornamento e protezione di un’immagine sacra.

Bib.: Archivio degli autori.
G. Buroni (1943). La diocesi di Cagli, Urbania (pp. 563-565).

Fabriano (AN): Chiesa di S. Maria del Buon Gesù

Fabriano_B_Gesu_rFabriano (AN) – Complesso dell’Ospedale e Chiesa di S. Maria del Buon Gesù
Lapide di ringraziamento alla madonna del Buon Gesù per la protezione della città
Terremoto/i di riferimento: 14 aprile 1672, 2 febbraio 1703
Testo:
D. O. M. et Deiparae Virgini Boni Iesu / quod anno MCCCCXCVI pluviae cessaverint exorata / primum publice Dei Matre / quod saepe ab aeris intemperie aquarum inundatione / et morborum contagio supplicem populum / eadem Virgo defenderit / quod anno MDCLXXII terraemotus alibi noxius / hic innocens fuerit indicta solemni supplicatione / in honorem Sanctissimae Matris / quod demum anno MDCCIII die secunda Februarii / ingens terraemotus vicinas / urbes vehementer concusserit / et Fabriano opem Virginis imploranti / proposita tunc temporis in ara maxima Divi Venantii publicae venerationi sacra eiusdem effigie / caelestis ira pepercerit / S.P.Q.F. / beneficiorum memor hunc lapidem posuit die XXVIII Aprilis MDCCIII decrevitque publico consilio quotannis secunda Februarii / agmine composito consiliariis omnibus cum fanali cereo incedentibus supplicationem obire lychnum cum subiecta / patina ex argento ante sacram effigiem appendere et perpetuo / alere publicis sumptibus et ieiunium pervigilio purificationis Beatae Mariae ex praecepto servare [segue]//

Traduzione: A Dio Ottimo Massimo e alla Madonna del Buon Gesù Madre di Dio. Perché nell’anno 1496 cessarono le piogge per essersi la prima volta pubblicamente pregata la Madre di Dio. Perché spesso la medesima Vergine difese il popolo supplichevole da intemperie dell’aria, da inondazioni, da epidemie. Perché nell’anno 1672 un terremoto, altrove rovinoso, qui [a Fabriano] fu innocuo per essersi indetta una solenne supplica in onore della Santissima Madre. Perché finalmente nell’anno 1703 il giorno 2 febbraio un forte terremoto scosse con violenza le vicine città e Fabriano che implorava l’aiuto della Vergine, con l’esposizione pubblica della sua sacra immagine sull’altar maggiore di San Venanzo fu risparmiata dall’ira celeste. Il Senato e il popolo di Fabriano, memore del beneficio, pose questa lapide il giorno 28 aprile 1703 e decretò in pubblico consiglio d’indire ogni anno il due febbraio una supplica procedendo in ordinato corteo con torcia tutti i consiglieri di appendere una lampada d’argento con la patena sottoposta dinanzi alla sacra immagine e di alimentarla in perpetuo a pubbliche spese e di serbare un digiuno di precetto nella vigilia della Purificazione della Vergine.”

Bib.: Archivio degli autori

Serra San Quirico (AN): Chiesa di Santa Lucia

Serrasanquirico174_rSerra San Quirico (AN) – Chiesa di Santa Lucia (sagrestia).
Promemoria per il campanaro.
Terremoto/i di riferimento: 14 gennaio e 2 febbraio 1703, 28 luglio 1799 e 24 aprile 1741
Testo: Tabella in cui sono segnati i giorni, ne’ quali / si debbono suonare le campane per il terremoto. / I° Ai 14 gennaio a ore due di notte. / II° A 2 Febbraio a ore dicidotto (sic)./ III° Ai 28 luglio a ore tre di notte. / IV° Ai 24 aprile a ore quindici.

Note: gli orari sono indicati nel sistema all’italiana (ora 0 =  tramonto). Prima che la chiesa, danneggiata dal terremoto del 1997, venisse chiusa per restauri, la tabella era appesa dietro la porta della sacrestia. Ne ignoriamo l’attuale ubicazione.
Bib.: Archivio degli autori.

Foto di Giancarlo Monachesi.

Offida (AP): Chiesa di Santa Maria della Rocca

s.m.rocca-offida2_r s.m.rocca-offida1_rOffida (AP) – Chiesa di Santa Maria della Rocca
Lesioni alla chiesa.
Terremoto/i di riferimento:  3 ottobre 1943
Testo:

Commento: Foto scattate nel 1946. Da fonti coeve si sa che il terremoto fece cadere parte del campanile, le cui macerie sfondarono il tetto della chiesa. Il danno potrebbe essere stato aggravato dalle vicende meteorologiche e belliche del periodo intercorso tra il terremoto e l’esecuzione delle fotografie.
Bib.: Archivio della Sovrintendenza ai Beni Architettonici delle Marche (per la cortesia di Andrea Tertulliani).

Tolentino (MC): Basilica di San Nicola

exvoto 1703Tolentino (MC) – Basilica di San Nicola
Commemorazione di scampato pericolo da terremoti (ex voto degli istitutori del ginnasio di Tolentino).
Terremoto/i di riferimento: gennaio e febbraio 1703
Testo:

Iam ad mille et septem centum / et tres annos erat ventu[m] / quando terra tota est mota / nos gymnastes Tolentini / Nicolao fecimus vota / et sua gra[tia] et suo favore / fuimus salvi in ta[n]/to orrore //

Traduzione:
Nell’anno 1703, quando tutta la terra si scosse, noi istitutori del ginnasio di Tolentino rivolgemmo le nostre preghiere a san Nicola, e grazie a lui e al suo favore fummo salvi in tanto orrore.

Bib.: Archivio degli autori
Musei della Basilica di San Nicola – Tolentino

San Severino Marche (MC): Chiesa di Santa Maria del Glorioso

SanSeverinoM-Glorioso_1799_R_2San Severino Marche (MC, Marche) – Chiesa di Santa Maria del Glorioso

Commemorazione di scampato pericolo da terremoto.

Terremoto/i di riferimento:  28 luglio 1799

Testo: Divino hominum Reparatori Redivivo quod / simulacrum Eius Matris virginis sacello supra posito dum Septempeda tota cum agro suo /maximo omnium terrore grandi terremotu con/cuteretur V Kal. Sextilis III hor[a] noc[tis] anno / Salutis MDCCIC verso ad civitatem pieta/tis adfectu pie creditum cives omnes tum / et ruricolas cunctos a clade servaverit / Ne tan/tae clementiae memoria pereat Praed. G.A.S.P. //

Traduzione:

Bib.: Archivio degli autori.

Montemonaco (AP): Hotel ristorante Monti Azzurri

Montemonaco_T 1951Montemonaco (AP) – Hotel ristorante Monti Azzurri.
Lesioni alla chiesa parrocchiale di Isola San Biagio (frazione di Montemonaco).
Terremoto/i di riferimento:  1 settembre 1951
Testo:

Chiesa parrocchiale di Isola San Biagio di Montemonaco (Ascoli P.) gravemente lesionata dal terremoto del 1-9-51. Opera benedettina del Sec. XIII.

Commento: La foto è appesa in una delle sale del ristorante

Bib.: Archivio degli autori.

Piana di Macereto (Visso MC): Santuario di Santa Maria di Macereto

DSCN1558Piana di Macereto (Visso MC) – Santuario di Santa Maria di Macereto.
Commemorazione di scampato pericolo da terremoti
Terremoto/i di riferimento: 14 gennaio 1703, 2 febbraio 1703
Testo:

D. O. M. / Deiparæ Virgini de Macereto Patronæ / Ob Epidermicum Morbum / Per Italiam ferè totam crassantem: / Anno MDCLVII. / Ob terræmotum / XIX. Kal. & IV nonas Februarij labentis anni, / Pluries subinde, ac graviter repetitum; / Non sine ingenti circumiacentium oppidorum ruina / Civibus ad plura millia inopinanter sublatis: / Marsorum, Umbriæque Montanæ Provincijs / Obrutis partim, partim semirutis: / Terrore in longinquas etiam civitates, / Et ad Urbem usque propagato. / Fidelis Populus Vissanus / Eiusdem patrocinio Virginis / A tot infortunijs semper incolumis, / Suæ apud posteros Victuræ / Pietatis, & grati animi monumentum / Posuit Kal. Augusti anno MDCCIII //

Traduzione: A Dio onnipotente e alla patrona Madonna di Macereto. Per la pestilenza che vessò quasi tutta l’Italia nel 1657. Per il terremoto del 14 gennaio e del 2 febbraio del corrente anno, in seguito più volte e gravemente ripetutosi con gran rovina dei paesi circostanti, con la morte improvvisa di migliaia di persone, con la distruzione totale o parziale dell’Abruzzo, dell’Umbria e della Montagna, con terrore delle città più lontane e fino al punto di coinvolgere la stessa Roma. Il fedele popolo vissano, sempre sfuggito a tante disgrazie per la protezione della Madonna medesima, a testimonianza della propria gratitudine e per ricordare ai posteri la Sua vittoriosa misericordia, pose [questa pietra] il primo agosto dell’anno 1703.

 Bib.: L.A: Chracas, Racconto istorico de terremoti sentiti in Roma, e in parte dello Stato Ecclesiastico, e in altri luoghi la sera de’ 14 di gennajo, e la mattina de’ 2 di febbrajo dell’anno 1703: nel quale si narrano i danni fatti dal medesimo, le sacre missioni, il giubbileo, le processioni, e tutte le altre divozioni, funzioni, e opere pie ordinate, e fatte dalla Santita di nostro signore papa Clemente 11. e da tutto il popolo …, Roma 1704.

Fotografia di Giancarlo Monachesi.