Macchialvino (Vallata – AV) – Villa Tullio – Cataldo

vallata_002 Macchialvino (Vallata – AV) – Villa Tullio – Cataldo.
vallata_003Commemorazione di ricostruzione.
Terremoto di riferimento: 23 luglio 1930.

Testo: Quas aedes / ingens Terraemotus obruit  / anno MCMXX //
Franciscus Tullius doctor / Cleonice Cataldus uxor eius / Nicola Cataldi heredes / anno subseguente / sibi suisque refecerrunt //

Trad.: Questa casa che il forte terremoto del 1930 aveva distrutto è stata ricostruita nell’anno seguente dal Dottor Francesco Tullio, e da Cleonice Cataldi sua moglie eredi di Nicola Cataldi.

Bib.: www.vallata.org (S. Ragazzo e R. De Paola, Uno splendido esempio di dimora rustica ottocentesca. La villa Tullio-Cataldo di Macchialvino, 2012)
Nota: –

Foto: S. Ragazzo e R. De Paola.

Annunci

Napoli (NA) – Basilica di San Lorenzo Maggiore

NapoliSLMaggiore_rNapoli (NA) – Basilica di San Lorenzo Maggiore.
Commemorazione di restauro a seguito di terremoto.
Terremoto di riferimento: 29 Novembre 1732.

Testo: Templi huius quod Christi martyri Laurentio / Carolus I Utr[iusque] Sicil[iae] rex an[no] MCCLXV vovit / parique pietate Carolus II absolvit / frontem terraemotu an[no] MDCCXXXII labefactat[am] / fratres huius coenobi Minores Conv[entuales] reficiendam / ingenio v[iri] c[lari] Ferdinandi Sanfelicii patr[icii] Neap[olitani] / exornandamq[ue] curavere an[no] MDCCXLIII  //
Trad: La facciata di questo tempio (promesso a Lorenzo martire cristiano nel 1265 da Carlo I re delle Due Sicilie e con pari devozione costruito da Carlo II) era stata fracassata dal terremoto dell’anno 1732 e i frati minori conventuali dell’annesso cenobio ne hanno curato nel 1743 il rifacimento e l’abbellimento dovuti all’ingegno dell’illustre Ferdinando Sanfelice patrizio napoletano.

Bib.: –

Nota: –

Foto: Viviana Castelli


Serracapriola (FG) – Edificio non identificato


santamariainsilvis_serracapriola_2Serracapriola (FG) – Edificio non identificato
Commemorazione di terremoto.
Terremoto di riferimento: 30 luglio 1627.

Testo: Terre/motus / an/no / D[omi]ni / 1627 //
Trad: Terremoto nell’anno del Signore 1627.

Bib.: Un tremuoto orribile de’ suoi fe’ Serra avello. La Portella, a. II, n. 4

Foto: R. Ciarallo
Nota: –

Ferrara (FE) – Via Capo delle Volte, 50

Ferrara_1672Ferrara (FE) – Via Capo delle Volte, 50
Ricordo dell’avvertimento di un terremoto.
Terremoto di riferimento: 14 aprile 1672?

Testo: Christe nobiscum / + state + / ob terremotus metu / anno D[omi]ni 1672 / die vero XXII april[is] //

Trad.: Cristo resta con noi. Per la paura del terremoto nell’anno del Signore 1672 il giorno 22 aprile.

Bib.: – FEdetails.net: Lapidi marmoree antiche, 2012
Nota: –

Foto: Google Maps.

Taormina (ME) – Duomo

Taormina_duomo_1693Taormina (ME) – Duomo
Commemorazione di scampato pericolo e rito perpetuo di ringraziamento.
Terremoto di riferimento: 11 gennaio 1693.

Testo: D[eo] O[ptimo] M[aximo] / Anno MDCXCIII tertio Idus Ianuarij hora 21 / respectu item desuper in Sicilia multe civitates / & loca terremotus impetu penitus corruere, ce/teraque civitates & loca maxima dan[n]a substinu/eru[n]t nob[il]is Tauromenij Urbs protege[n]te Deipara / incolumis evasit. Ideo Tauromene[n]ses noveru[n]t /Immaculata[m] Co[n]cep[tio]ne defe[n]dere, & cu[m] ieuiunio su[m]p/tioneque S[anctissi]me Euca[ristie] tale[m] die[m] perpetuo celebrare & in hoc / te[m]plo manufacte Imaginis ha[n]c posuere iusseru[n]t / S*** d[omin]us Marcus Marchisana & Pagano, Io[ann]es Bat[is]ta del / Giudice, d[omin]us Petrus Martiano & Hyeronimus Corvaija / Urbis Patres //

Trad.: A Dio Ottimo Massimo. L’11 gennaio 1693 alle ore 21, mentre in Sicilia molte città e località venivano completamente atterrate dalla violenza del terremoto e tutte le altre subivano grandissimi danni, la nobile città di Taormina, grazie alla protezione della Madre di Dio rimase incolume. Per questo i taorminesi si impegnarono a difendere l’Immacolata Concezione e a celebrare questo giorno in perpetuo col digiuno e la partecipazione alla santissima Eucaristia e i Magistrati cittadini don Marco Marchisana e Pagano, Giovanni Battista del Giudice, don Pietro Martiano e Gerolamo Corvaija posero in questa chiesa questo memoriale.

Bib.: –
Nota: –

Foto: Giovanni Dall’Orto – 2008.

Speciale 28 luglio 1799

1799Il terremoto del 28 luglio 1799 interessò con i danni maggiori un’ampia fascia pedeappenninica della provincia di Macerata, come visibile nell’immagine di destra ripresa dal Database Macrosismico dei Terremoti Italiani 2011 (clic nell’immagine per la visualizzazione dell’intera mappa delle intensità).
Da appena un anno l’area aveva già subito un “terremoto politico”, dovuto all’invasione delle truppe rivoluzionarie francesi e alla trasformazione dello St
ato pontificio in Repubblica romana. Dopo la nascita di un movimento di resistenza all’invasione (l’Insorgenza) e l’arrivo di un corpo di spedizione di truppe austriache e russe inviate in Italia dai rispettivi sovrani a contrastare i francesi, nell’estate del 1799 l’intera Italia centrale era zona di guerra aperta.
A complicare ulteriormente la situazione, tra il primo pomeriggio e la notte del 28 luglio, ci furono tre scosse di terremoto di intensità
crescente.

  • La prima, alle 14.00 circa locali, probabilmente senza danni ma  avvertita  in una vasta area delle Marche e dell’Umbria.
  • La seconda, alle 19.00 fu più lunga e causò diversi danni agli edifici di poche località.
  • La terza e più violenta  avvenne alle ore 23.00 circa. La località maggiormente colpita fu Cessapalombo (MC), dove “le case tutte furono dai fondamenti atterrate” e vi morirono solo 9 persone poiché la maggior parte dei residenti era già fuggita in campagna dopo la scossa delle 19.00.  Furono invece “quasi intieramente rovesciate  Pozzuolo, Santa Lucia, Statte, Torricella, Villa d’Aria e Letegge, dove si contarono 4 morti. I danni furono molto gravi a Camerino (43 morti), Castelraimondo e San Ginesio (4 o 5 morti). L’area di danneggiamento si estese a Sarnano (6 morti), Fabriano, San Severino Marche, Belforte Del Chienti (2 morti) e Tolentino.

SanSeverinoM-Glorioso_1799_rLa memoria del terremoto del 1799 è attestata anche dalle iscrizioni distribuite qua e là nel territorio in ricordo delle successive ricostruzioni e dalle iniziative devozionali prese da alcune delle  colpite, come l’usanza di suonare le campane nel giorno e ora anniversari del terremoto oppure l’adozione del culto di sant’Emidio protettore contro il terremoto a San Severino Marche, San Ginesio e Tolentino.
Qui sotto raccogliamo le iscrizioni finora raccolte in questo sito web; cliccando sulle immagini si può accedere alle singole pagine descrittive.

ColleluceSan Severino M. Chiesa S.M. del GloriosoSerrasanquiricoSan Severino Marche - Villa Collio

Busche (Gualdo Tadino – PG)


Busche (Gualdo Tadino – PG)
Commemorazione di restauro a seguito di terremoto.
Terremoto di riferimento: 27 Luglio 1751.

Testo: I[e]H[su]s MA[ria] misericor[dia] / a causa del tremu/oto seguito li XXVI  luglio 1751 fu fabr / icata di nuovo … / presente a[nno] D[omini] [1752] //

Bib.:

Foto: Diego Molin
Nota: l’iscrizione si trovava sulla facciata di un edificio danneggiato dal terremoto del 1997 ed è stata fotografata nel 1998. L’edificio è stato in seguito restaurato e rintonacato; attualmente l’iscrizione non è più visibile.

Venezia (VE) – Scuola Grande di Santa Maria della Carità

cur_polo_taramoto_02Venezia (VE) – Scuola Grande di Santa Maria della Carità [oggi Gallerie dell’Accademia]
Commemorazione di terremoto e di pestilenza
Terremoto/i di riferimento:  25 gennaio 1348

Testo: Nome de Dio eterno e d(e)la biada vergene Maria. In l’ano dela Incarnacion / del nostro Signor Miser Ie(su)m Cr(ist)o MCCCXLVII a dì XXV de çener, lo / dì dela co(n)versio(n) d(e) S(en) Polo cerca ora d(e) bespero fo gran taramoto i(n) Veniexia e q/uasi p(er) tuto el mo(n)do e caçè molte cime de canpanili e case e camini e la glesia de / Se(n) Baseio e fo sì gran spave(n)to che quaxi tuta la çe(n)te pensava d(e) morir e no st(e)te / la tera de tremar cerca dì XL e può driedo que[s]to come(n)çà una gran mortilitad(e) [si omette il seguito, consultabile qui] //

Traduzione: In nome di Dio eterno e della beata vergine Maria. Nell’anno 1347 [more veneto] dell’Incarnazione del nostro Signore messer Gesù Cristo, il 25 gennaio, festa della Conversione di san Paolo, verso l’ora del vespro ci fu un gran terremoto a Venezia e quasi dappertutto nel mondo; caddero le sommità di molti campanili, di case e di camini e la chiesa di San Basilio; fece tanta paura che quasi tutti credevano di morire; la terra continuò a tremare per circa 40 giorni; e finito questo cominciò una grande pestilenza…

Bib.: Alfredo Stussi (1997). La lingua. In: Storia di Venezia: dalle origini alla caduta della Serenissima, parte 3 (La formazione dello stato patrizio), cap. VI. Roma, Istituto della enciclopedia italiana, pp. 911-932.

Foto © VeneziaMuseo

cur_polo_taramoto_01Nota: L’iscrizione (cm 231 alla base e alta cm 99) occupa parte della lunetta soprastante una porta murata nel chiostro della Scuola Grande di Santa Maria della Carità.

Ripalta (Cerignola, FG) – Santuario della Madonna di Ripalta

1437387121412_M5_width Santuario della Madonna di Ripalta (Cerignola, FG, Puglia)

Commemorazione di pellegrinaggio a seguito di terremoto

Terremoto/i di riferimento: 3 dicembre 1931

Testo: D[eo] O[ptimo] M[aximo] / da questa sacra ripa / il 3 dicembre 1931 / la vetusta icona di Maria S[anti]s[sima] di Ripalta / sospinta da un’onda di popolo / dverso la sua diletta Cerignola / trepidante per violento terremoto / spiegava / Madre di misericordia/ del Suo patrocinio / la potenza trionfatrice / Autorità clero popolo / nel giorno anniversario / di sì materno favore / convenuti in devoto pellegrinaggio / le glorie della celeste patrona / dei posteri in memoria perpetua / qui scolpivano / 3 dicembre 1932 // 

Traduzione:  

Bib.: – 

Foto © Beweb.

S. Benedetto Vecchio (Gubbio, PG)

1437121158208_M5_width Chiesa di San Benedetto Vecchio (Comune di Gubbio, PG) 5064415084_1d714e42c6_z
Segnalazione di passate devastazioni sismiche
Terremoto/i di riferimento:  vedi nota.
Testo: Questa chiesa abbaziale-parocchiale di S. Benedetto Vecchio / nelle maestose forme dello stile romanico / sorta nel secolo XII / per opera dei pii monaci avellaniti / da Pier Damiano / quivi inviati a perpetuare le lodi divine di antichi eremiti / che accolse sovente – reduce da Avernia – Francesco d’Assisi / devastata in più età da rubesti terremoti / fu riportata quanto possibile alle primitive linee / restaurata ed abbellita a proprie spese / dal parroco D[on] Vincenzo Damiani / e nel dì 15 agosto 1931/ sacro a Maria Assunta in cielo / da Sua Ecc[ellen]za Ill[ustrissi]ma e rev[e]r[endissi]ma mons[ignor] Pio Leonardo Navarra / vescovo di Gubbio / abbate commendatario di questa stessa chiesa / fu solennemente consacrata //
Traduzione: 

Bib.: –

Foto © Beweb.

Nota: Il Database Macrosismico Italiano 2011 non comprende osservazioni di danni nella zona di San Benedetto Vecchio (settore nordorientale del Comune di Gubbio). Studi più recenti permettono di ipotizzare che tra i rubesti terremoti ricordati nell’iscrizione ci sia l’evento del 1 dicembre 1927 (facente parte di una sequenza sismica che interessò l’area al confine tra Pietralunga e Gubbio nel novembre-dicembre 1927); secondo un giornale locale dell’epoca [Il Risveglio Eugubino, 1927.12.04] questo evento danneggiò proprio la chiesa e la canonica di San Benedetto Vecchio. In precedenza la zona potrebbe essere stata interessata dal terremoto del 3 giugno 1781. In epoca successiva all’apposizione della lapide la chiesa è stata danneggiata dal terremoto del 19 aprile 1973.