Sedimentologia sismologica; ovvero: i terremoti ritornano !

I terremoti ritornano, non è una frase fatta. La Chiesa del Santissimo Salvatore a Toro, un piccolo comune della provincia di Campobasso lo dimostra chiaramente. Questa visita vituale a un edificio storico dovrebbe farvi riflettere su chi realmente si dimentica dei terremoti.
Andiamo con ordine.

SS_ToroToro_1456A sinistra potete vedere la storia sismica di Toro. Questo grafico mostra che Toro è stata praticamente distrutta dai terremoti del 1456 (a destra) e del 1805 e ha subito danni gravi in occasione dei terremoti del 1885 e del 1913.
La chiesa del Santissimo Salvatore conserva numerose testimonianze dei terremoti che hanno interessato la comunità, svolgendo così anche un compito di “memoriale sismico”: chi visita questa chiesa non potrà dire di non essere stato informato che il terremoto è un fenomeno ben conosciuto in questo territorio. Grazie a Giovanni Mascia e al suo articolo del 2015 dal titolo Terremoti e culto della personalità nelle lapidi della chiesa parrocchiale di Toro (cui rimandiamo per tutti i riferimenti archivistici e bibliografici del caso) siamo in grado di ricostruire la ‘sedimentologia sismologica’ della chiesa principale di Toro.
Il primo strato
L’arco centrale della chiesa è decorato da un’iscrizione dipinta che ricorda la dedicazione dell’edificio al Santissimo Salvatore (avvenuta l’8 settembre 1696). Non si parla di terremoti ma sappiamo, da una perizia del 17 agosto 1688, che la “Venerabil Chiesa Madre” di Toro insieme a tutte le altre chiese e a diverse case erano state “lese, roinate et affatto distrutte” dal terremoto sannitico del 5 giugno 1688, per un danno totale di più di 6500 ducati. È evidente che la necessità di riconsacrare la chiesa dipendeva da una precedente situazione di inagibilità conseguente all’evento sismico.
Il secondo strato
Un’iscrizione posta sopra il portale principale della chiesa attesta una nuova riapertura al culto. È il 1828: sono passati  23 anni dal terremoto molisano del 26 luglio 1805 che rase al suolo per intero – o quasi – (intensità al più del grado X) la città allora abitata da 2368 “anime”, provocando anche la morte di 274 abitanti. La chiesa, dice l’iscrizione, fu fortemente danneggiata.
toro_1913bIl terzo strato
Un’iscrizione murata nel Cappellone di san Michele (Foto Sandro Nazzario) ci ricorda che la seconda scossa del terremoto matese del 4 ottobre 1913  danneggiò la chiesa abbastanza gravemente da renderne necessaria la chiusura al culto per due anni. L’evento in questione causò danni gravi solo a pochi edifici di Toro ma comunque agitò molto la popolazione che si rifugiò negli “attendamenti” raffigurati nella cartolina illustrata a destra (ripresa da Mascia, 2015).
Il quarto strato
All’ingresso del Cappellone di san Michele una iscrizione ricorda che il terremoto irpino del 23 novembre 1980 contribuì (insieme alla vetustà e alle infiltrazioni di acqua piovana) a peggiorare le condizioni della chiesa fino a renderne necessaria una nuova chiusura al culto, prolungatasi fino al 1997. A questo proposito giova ricordare che in occasione del terremoto del 1980 è stato assegnato a Toro il grado V d’intensità, corrispondente a uno scenario di effetti che non prevede veri e propri danni agli edifici ma solo – occasionalmente – l’apertura di crepe negli intonaci di singoli edici già molto malandati.
Il quinto strato
Infine (per ora) nell’agosto del 2013 è stata posta nella chiesa una nuova lapide (a fianco dell’altare di san Giovanni Battista, navata di destra). Essa ricorda i danni causati dal terremoto molisano dell’ottobre 2002 e la conseguente nuova chiusura al culto dell’edificio sacro. Gli effetti di questo terremoto a Toro sono stati valutati di debole intensità (al più VI grado).

E’ finita così ? Secondo noi, no!
Osservando con attenzione il grafico della storia sismica di Toro si nota che, dopo i terremoti del 1456 e del 1805, l’evento sismico che ha causato a Toro i danni maggiori è quello di Campobasso del 26 dicembre 1885. Di questo evento apparentemente non ci sono memorie nella chiesa. In effetti però basta uscire fuori dalla chiesa per scoprire un’ulteriore lapide murata ai piedi della scalinata esterna. L’iscrizione ricorda che nel 1885 la gradinata fu rifatta “prima di ogni altra opera edilizia” e con denaro messo a disposizione del Comune per realizzare tali opere. Il quadro che emerge da queste scarne informazioni allude con ogni probabilità a una fase di riattamento degli edifici cittadini che ci viene spontaneo di mettere in relazione con l’evento del 1885. Auspichiamo che una nuova ricerca possa accertare se questa ipotesi è plausibile o no.

Di seguito le immagini delle lapidi ricordate nel testo.

Toro_1696Toto_1805Toro_1885Toro_1913Toro_1980Toro_2002

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