Tresilico (RC) – chiesa parrocchiale (non più esistente)

Tresilico (frazione di Oppido Mamertina, RC) – chiesa parrocchiale (non più esistente)
Commemorazione di ricostruzione 
Terremoto/i di riferimento: 5 febbraio 1783
Testo: Templum hoc /motibus terræ solo æquatum / nonis Februariis anni 1783 / ill[ustrissi]mus et reve[rendissi]mus dominus / d[ominus] Alexander Thomassinus / meritissimus Oppiden[sis] ep[iscop]us / reædificari jussit MDCCXCVII / curante Dom[ini]co Schiava archip[resbyte]ro. //
Traduzione: L’illustrissimo e reverendissimo signore Don Alessandro Tommasini, degnissimo vescovo di Oppido, ha dato ordine di ricostruire nel 1797 questa chiesa, che era stata rasa al suolo dai terremoti il 5 febbraio 1783, a cura dell’arciprete Domenico Schiava.

Bib.: CEI, (2018). Le chiese delle diocesi italianeUfficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana.
Lapide documentaria del vescovo Alessandro Tommasini, Museo diocesano di Oppido-Palmi.
Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E., (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Note: Traduzione dei curatori.
Il Database macrosismico italiano 2015 assegna a Tresilico, in occasione del terremoto del 5 febbraio 1783, un’intensità pari al grado XI MCS.
La chiesa parrocchiale ricostruita dal vescovo Tommasini non esiste più: fu distrutta dal terremoto del 28 dicembre 1908 e sostituita da una nuova chiesa edificata nel secondo ventennio del Novecento.
 La lapide è oggi conservata presso il Museo diocesano di Oppido-Palmi,
Ringraziamo l’Ing. Paolo Martino, direttore del Museo diocesano di Oppido e Palmi, per averci consentito di riprodurre l’immagine.

 

 

 

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Matera (MT) – Palazzo dell’Annunziata (lato Via Roma)

Matera (MT) – Palazzo dell’Annunziata (lato Via Roma)
Commemorazione di terremoto
Terremoto/i di riferimento: 16 dicembre 1857
Testo: Matera grata nel centenario del terremoto 1857 //
Traduzione: –
Bib.: – 
Nota: la targa in ceramica rappresenta la Madonna della Bruna (patrona principale di Matera) con sant’Eustachio (patrono secondario della città) e san Vito. Si tratta dei “tre santi” le cui immagini erano contenute in un’edicola votiva posta nelle vicinanze e da cui prendeva nome la “Porta dei tre santi”. La porta e l’edicola furono demolite all’inizio del Novecento per far posto alla nuova Via Roma.

Ringraziamo Carlo Alberto Neri per averci permesso di riprodurre l’immagine.

Fotografia di Carlo Alberto Neri.


Argenta (FE) – Chiesa di San Nicolò (distrutta)

Argenta (FE) – Chiesa di San Nicolò (distrutta)
Terremoto/i di riferimento: 19 marzo 1624

Testo: D[eo] O[ptimo] M[aximo] & Divo Joseph, ob cujus supernam opem sedato horribili terraemotu die XIX Martii MDCXXIX [sic] contremiscens clerus, populusque Argentae, quot annis ex voto decrevit ad Deiparam Cellettae in eiusdem Divi Joseph festo processionaliter pergere, & ibi sacrum solemniter decantare, ac postridie processionem repetere: quod ut posteris viveret, huic perenni lapidi tradidere consules die XII Maii MDCLXIX //

Traduzione: A Dio onnipotente e a san Giuseppe, per la cui celeste intercessione si placò l’orribile terremoto del giorno 19 marzo 1629 [in realtà nel 1624], il tremante clero e popolo di Argenta stabilì per voto di andare in processione tutti gli anni al santuario della Madonna della Celletta nel giorno della festa del medesimo san Giuseppe, per celebrarvi solennemente una messa cantata e poi tornare indietro in processione. Perché ciò resti noto ai posteri i consoli hanno ordinato di porre questa pietra perenne, il 12 maggio 1669.

Bib.: F. L. Bertoldi, s.d. (1761?). Storia della miracolosa immagine di Santa Maria ovvero della Madonna della Celletta nella terra d’Argenta data alle stampe da Francesco Leopoldo Bertoldi sacerdote argentano, Faenza, 150 pp.

Note: l’epigrafe si trovava nella chiesa di San Nicolò ad Argenta, distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Il testo è riportato a p. 53 di Bertoldi (1761?).

Ferrara (FE) – Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

Ferrara (FE) – Chiesa di San Cristoforo alla Certosa (arco trionfale).
Commemorazione di restauro.
Terremoto di riferimento: 17 novembre 1570.
Testo: Anno primo a terraemotu maximo / superato navali exercitu Turcarum / Deo immortali summo ac divo Christophoro / templum restauravimus MDLXXI / regnante Alphonso Estense II duce Ferrariae quinto. //
Trad.: Nel 1571, un anno dopo il grandissimo terremoto e dopo la vittoria sulla flotta dei Turchi, regnante Alfonso II d’Este quinto duca di Ferrara, abbiamo restaurato questa chiesa dedicata a Dio e a san Cristoforo.

Bib.: Philip Skippon, 1664. An account of a journey made thro’ part of the Low-Countries, Germany,Italy and France. In: A collection of voyages and travels…, second edition, volume VI (London 1746).

Fotografia: archivio degli autori.

Tolmezzo (UD) – Chiesa di Santa Caterina


Tolmezzo (UD) – Chiesa di Santa Caterina (facciata).

Commemorazione di ricostruzione. 
Terremoto/i di riferimento: 20 ottobre 1788.
Testo: D.[eo] O.[ptimo] M.[aximo] / Prisca divae Catharina aedes / terraemotu simul eversa / fundamentis reparata / A.[nno] S.[alutis] MDCCXCV //
Trad.: A Dio ottimo massimo. L’antica chiesa di santa Caterina, improvvisamente distrutta dal terremoto, è stata riparata dalle fondamenta nell’anno della salvezza 1795.
Bib.: P. Albini e M.S. Barbano,(1991). Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti. Atti del Convegno, Pisa, 25-27 Giugno 1990, vol. 2.
Note:L’iscrizione è connessa, anche se non vi è riferimento esplicito, al terremoto di Tolmezzo del 20 ottobre 1788, che provocò nella cittadina carnica gravi danni e circa trenta vittime.

Fotografia: M.S. Barbano.

Urbania (PU) – Piazza san Cristoforo

iscrizione-urbaniaUrbania (PU) – Piazza san Cristoforo.
Colonna votiva di san Cristoforo.
Terremoto/i di riferimento: 3 giugno 1781
Testo: Anno Christiano MDCCLXXXI / maximo terrae motu / civitas universa / ab sedibus suis et solo patrio / extorris / ex ante d[iem] III id[us] Iun[ii] / incolumis / in campo tetendit / et ibi altare ad sacrificandum / aedicula circum / opere subitario constituta / dies XXXXV stetit. //

Traduzione: Nell’anno 1781 dell’era cristiana, prima dell’alba del 3 giugno, tutta la cittadinanza, scacciata per un grandissimo terremoto dalle case e dal suolo patrio, si trasferì in aperta campagna e – dopo aver innalzato un altare per la Messa e averlo riparato sotto una struttura improvvisata – si trattenne in quel luogo per quarantacinque giorni.colonna-san-cristoforo
Note:  la colonna fu eretta nel 1870 come ringraziamento della Comunità di Urbania al santo patrono per lo scampato pericolo dal terremoto del 1781 e dall’epidemia di colera del 1855.
Ringraziamo Laura Santi, responsabile del Museo civico e della Biblioteca Comunale di Urbania per averci cortesemente fornito le immagini.
Bib.: Archivio degli autori

Fotografie di Laura Santi.

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Fara Vicentino (VI) – Chiesa di San Fortunato

dscn0926 dscn0929Fara Vicentino (VI) – Chiesa di San Fortunato.
Commemorazione di scampato pericolo.
Terremoto/i di riferimento: 12 giugno 1836.
Testo: Virgo sine labe concepta / instaurata a[nno] S[alutis] MDCCCXXXVI / Farra liberata a flagello / cholera et terraemotu. //
Trad.: Vergine immacolata, restaurata nell’anno della salvezza 1836, [in rendimento di grazia] per la  liberazione di Farra dal flagello del colera e dal terremoto.
Bib.:-.
Note: La scritta è contenuta in un cartiglio posto ai piedi della Madonna Immacolata raffigurata in un dipinto del 1675 (cfr. cartiglio più piccolo a sinistra). Il dipinto venne restaurato nel 1836 in segno di gratitudine per lo scampato pericolo dall’epidemia di colera di quell’anno e dal terremoto. Ringraziamo Francesco Brazzale per le informazioni e per averci permesso di riprodurre l’immagine.
L’avvertimento del terremoto del 1836 a Fara Vicentino non è censito dal Database Macrosismico Italiano DBMI15, in cui la storia sismica di Fara Vicentino è composta da un solo dato, relativo all’avvertimento senza danni di un terremoto localizzato in provincia di Reggio Emilia il 2 maggio 1987.

Fotografie di Francesco Brazzale.

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Alfio Ortenzi (1973), Terremoto ad Ascoli

ortenzi_1973 Alfio Ortenzi (1973) – Terremoto ad Ascoli.ap_loggia
Terremoto/i di riferimento: 26 novembre 1972.
Testo: -.
Trad,: -.
Bib.: Alfio Ortenzi. Scultore, pittore, ceramista, vignettista (sito web).

Note: «Non ho ricordi particolari [sulla genesi del dipinto], so solo che [mio padre] fu sorpreso dal terremoto proprio mentre transitava in Piazza del Popolo di Ascoli, in quella Piazza (scorcio della Loggia dei Mercanti) rappresentata nel dipinto. Pur avendo vissuto il terremoto del 1943 […] ne rimase molto scosso. In quella circostanza la nostra abitazione, costruita in cemento armato negli anni ’60, rimase completamente intatta ma il limitrofo antico quartiere ascolano della Piazzarola fu fatto completamente evacuare. La qual cosa non lo rese per nulla tranquillo, tanto che trasferì la famiglia a casa dalla sorella in Alba Adriatica (TE)» (comunicazione personale del figlio dell’artista, ing. Giovanni Ortenzi, che ringraziamo per questa testimonianza e per averci permesso di riprodurre l’opera di suo padre).

Foto del dipinto: © Giovanni Ortenzi.

Norcia (PG): Piazza San Benedetto

macpherson_1859Norcia (PG).
Piazza San Benedetto il 9 dicembre 1859.
Terremoto/i di riferimento: 22 agosto 1859
Testo:  -.
Traduzione: -.
Bib.: Piero Becchetti (1978), Fotografi e fotografia in Italia 1839-1880, Edizioni Quasar, 1978 (riproduzione dell’immagine a pp. 216-217).

Note:  Robert Turnbull Macpherson (1814–1872), pittore, mercante d’arte e fotografo scozzese visse e operò a Roma dal 1840 alla morte. La sua visita a Norcia terremotata, nel dicembre 1859, è documentata da tre fotografie. L’originale di quella qui riprodotta (cm. 22,4 x 39,2, collodio, numero 187 del catalogo Macpherson) è conservato presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Fondo Becchetti, cartella A.

Ringraziamo Pierluigi Roesler Franz per la segnalazione e il cortese apprezzamento.

Fotografia di R.T. Macpherson. 

Norcia (PG): veduta dalla “Porta di sopra”

norcia_1859Norcia (PG)
Veduta della città ripresa dalla “Porta di sopra” o Palatina (9 dicembre 1859).
Terremoto/i di riferimento: 22 agosto 1859
Testo:  -.
Traduzione: -.
Bib.: Alistair Crawford, (1999). Robert Macpherson 1814-72, the Foremost Photographer of RomePapers of the British School at Rome, Vol. 67: 353-403 (riproduzione dell’immagine a p. 397).

Note:  Robert Turnbull Macpherson (1814–1872), pittore, mercante d’arte e fotografo scozzese visse e operò a Roma dal 1840 alla morte. La sua visita a Norcia terremotata, nel dicembre 1859, è documentata da tre fotografie. L’originale di quella qui riprodotta (cm. 30,7 x 41,3, collodio, numero 186 del catalogo Macpherson) è conservato presso il Centre Canadien d’Architecture/Canadian Centre for Architecture di Montréal (Canada).

Fotografia di R.T. Macpherson.