Villa Garibaldi (Roncoferraro, MN) – Chiesa dei SS. Giacomo e Mariano

Chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Mariano martiri.
Villa Garibaldi (frazione di Roncofreddo, MN)

Commemorazione di restauro.
Terremoto/i di riferimento: 20 maggio 2012 e 29 maggio 2012.

Testo: I fedeli / di Villa Garibaldi / antica Carzedole / la diocesi di Mantova / e la diocesi di Gubbio / uniti / nella venerazione / dei / santi martiri / Giacomo  e Mariano / dopo il sisma / generosi / restaurarono / 13 settembre 2014  //
Trad.: .

Bib: «Gubbio e Villa Garibaldi  unite dai santi e dal cuore», La Voce, 17 gennaio 2013.

Note: La chiesa parrocchiale di Villa Garibaldi è dedicata ai santi Mariano e Giacomo (martiri a Cirta di Numidia nel 259 d.C.),  i cui resti mortali sono custoditi dal V-VI secolo nella cattedrale di Gubbio, di cui sono i titolari. Dopo i terremoti del 2012 è stato stretto un gemellaggio tra le due comunità che hanno provveduto insieme al restauro della chiesa danneggiata.

 

Fotografia: wikipedia.

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Accumoli (RI) – Convento di San Francesco

Accumoli (RI) – Convento di San Francesco
Commemorazione di ricostruzione.
Terremoto/i di riferimento: 14 gennaio 1703

Testo: Coenobium hoc cum suo templi ab orribili / terremoti anni 1703 die 14 Ianuarii / quasi paenitus dirutum ex charitate, ac / liberalitate ill[ustrissi]mi d[omini] Ioannis Pasqualoni / fiscalis S[ancti] O[ffitii] in Urbe fuit iterum aere / proprio constructum, et reaedificatum / Epigramma / Hic sacra quae patria perierunt tecta ruinis / munifica reparas haec modo, praesul, ope, / ut tamen aeternum tanti stet gloria facti, / ipsa quoque egregium saxa loquuntur opus. / A[nno] D[omini] 1705 //
Trad.: Questo convento, che insieme alla sua chiesa era stato quasi completamente distrutto dall’orribile terremoto del 14 gennaio 1703, è stato di nuovo costruito e riedificato dalla carità e generosità dell’illustrissimo signore Giovanni Pasqualoni, giudice del Sant’Uffizio di Roma, a sue spese. Epigramma: Con la tua munifica ricchezza, o prelato, hai riparato questo sacro edificio della tua patria crollato nelle rovine e perché in eterno rimanga la gloria di così nobile gesto, anche le pietre parlano dell’opera egregia.

Bib: Agostino Cappello, Osservazioni geologiche e memorie storiche di Accumoli in Abbruzzo, vol. II, dalla stamperia del Giornale Arcadico (Roma), 1829 (pp. 279-280).

Note: Il convento di San Francesco fu danneggiato dal terremoto del 1639 e soprattutto da quello del 14 gennaio 1703. Il terremoto del 24 agosto 2016 ha causato «il crollo del campanile, di parte della parete absidale e della facciata» (comunicato stampa MIBACT, 12 settembre 2016)

Fotografia: archivio degli autori.

Benevento (BN) – Chiesa di Santa Maria della Verità


Benevento (BN) – Chiesa di Santa Maria della Verità
Piazza Caio Ponzio Telesino
Terremoto/i di riferimento: 5 giugno 1688,14 marzo 1702

Testo: A[lpha] Chr[istus] O[mega] / Templum parochiale / olim s[ancto] Iacobo sacrum / mox Mariae Virgini dicatum sub tit[ulo] Veritatis / bis terraemotibus dirutum / Franciscus M[aria] Banditius Ariminensis / S[anctae] R[omanae] E[cclesiae] card[inalis] et archiep[iscopus] Beneventanus / ne parochialis curae munera / ecclesiae cathedralis in qua ab annis LXXIX / temporarie peragebantur / statos ritus perturbarent / a fundamentis sua impensa excitandum / prope vetus amphiteatrum / expiata loci superstitione / cum omni ornamento curavit / idemque dedicavit / anno a Christo nato MDCCLXXXII / Dominica II post Pascha. //
Trad.: Cristo principio [e] fine. Francesco Maria Banditi riminese, cardinale di Santa Romana Chiesa e arcivescovo di Benevento ha stabilito di ricostruire la chiesa parrocchiale un tempo dedicata a san Giacomo e oggi a Maria Vergine sotto il titolo della Verità, e devastata per due volte dai terremoti, per porre fine alla perturbazione della liturgia derivante dal fatto che per 79 anni le sue funzioni parrocchiali sono state svolte – a titolo temporaneo – nella chiesa cattedrale, e l’ha costruita dalle fondamenta a proprie spese presso l’antico anfiteatro, esorcizzando così la superstizione che aleggiava sul sito, l’ha decorata con ogni cura e consacrata la seconda domenica dopo Pasqua dell’anno 1782 dalla nascita di Cristo.
Bib.:
Note: La chiesa di Santa Maria della Verità fu costruita per ordine del cardinal Banditi, arcivescovo di Benevento dal 1775 al 1796. I due terremoti ricordati nell’epigrafe sono le sequenze sismiche colpirono il Sannio e l’Irpinia nel 1688 e nel 1702 (eventi maggiori il 5 giugno 1688 e il 14 marzo 1702). La “superstizione che aleggiava sul sito” allude alla leggenda della  Zucculara, fantasma che si aggirava nei dintorni del teatro romano di Benevento manifestandosi solo attraverso il rumore degli zoccoli calzati da una persona zoppa, dal passo irregolare.

Fotografia: archivio degli autori.

Tresilico (RC) – chiesa parrocchiale (non più esistente)

Tresilico (frazione di Oppido Mamertina, RC) – chiesa parrocchiale (non più esistente)
Commemorazione di ricostruzione 
Terremoto/i di riferimento: 5 febbraio 1783
Testo: Templum hoc /motibus terræ solo æquatum / nonis Februariis anni 1783 / ill[ustrissi]mus et reve[rendissi]mus dominus / d[ominus] Alexander Thomassinus / meritissimus Oppiden[sis] ep[iscop]us / reædificari jussit MDCCXCVII / curante Dom[ini]co Schiava archip[resbyte]ro. //
Traduzione: L’illustrissimo e reverendissimo signore Don Alessandro Tommasini, degnissimo vescovo di Oppido, ha dato ordine di ricostruire nel 1797 questa chiesa, che era stata rasa al suolo dai terremoti il 5 febbraio 1783, a cura dell’arciprete Domenico Schiava.

Bib.: CEI, (2018). Le chiese delle diocesi italianeUfficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto e Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana.
Lapide documentaria del vescovo Alessandro Tommasini, Museo diocesano di Oppido-Palmi.
Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Conte S., Rocchetti E., (2016). DBMI15, the 2015 version of the Italian Macroseismic Database. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Note: Traduzione dei curatori.
Il Database macrosismico italiano 2015 assegna a Tresilico, in occasione del terremoto del 5 febbraio 1783, un’intensità pari al grado XI MCS.
La chiesa parrocchiale ricostruita dal vescovo Tommasini non esiste più: fu distrutta dal terremoto del 28 dicembre 1908 e sostituita da una nuova chiesa edificata nel secondo ventennio del Novecento.
 La lapide è oggi conservata presso il Museo diocesano di Oppido-Palmi,
Ringraziamo l’Ing. Paolo Martino, direttore del Museo diocesano di Oppido e Palmi, per averci consentito di riprodurre l’immagine.

 

 

 

Matera (MT) – Palazzo dell’Annunziata (lato Via Roma)

Matera (MT) – Palazzo dell’Annunziata (lato Via Roma)
Commemorazione di terremoto
Terremoto/i di riferimento: 16 dicembre 1857
Testo: Matera grata nel centenario del terremoto 1857 //
Traduzione: –
Bib.: – 
Nota: la targa in ceramica rappresenta la Madonna della Bruna (patrona principale di Matera) con sant’Eustachio (patrono secondario della città) e san Vito. Si tratta dei “tre santi” le cui immagini erano contenute in un’edicola votiva posta nelle vicinanze e da cui prendeva nome la “Porta dei tre santi”. La porta e l’edicola furono demolite all’inizio del Novecento per far posto alla nuova Via Roma.

Ringraziamo Carlo Alberto Neri per averci permesso di riprodurre l’immagine.

Fotografia di Carlo Alberto Neri.


Argenta (FE) – Chiesa di San Nicolò (distrutta)

Argenta (FE) – Chiesa di San Nicolò (distrutta)
Terremoto/i di riferimento: 19 marzo 1624

Testo: D[eo] O[ptimo] M[aximo] & Divo Joseph, ob cujus supernam opem sedato horribili terraemotu die XIX Martii MDCXXIX [sic] contremiscens clerus, populusque Argentae, quot annis ex voto decrevit ad Deiparam Cellettae in eiusdem Divi Joseph festo processionaliter pergere, & ibi sacrum solemniter decantare, ac postridie processionem repetere: quod ut posteris viveret, huic perenni lapidi tradidere consules die XII Maii MDCLXIX //

Traduzione: A Dio onnipotente e a san Giuseppe, per la cui celeste intercessione si placò l’orribile terremoto del giorno 19 marzo 1629 [in realtà nel 1624], il tremante clero e popolo di Argenta stabilì per voto di andare in processione tutti gli anni al santuario della Madonna della Celletta nel giorno della festa del medesimo san Giuseppe, per celebrarvi solennemente una messa cantata e poi tornare indietro in processione. Perché ciò resti noto ai posteri i consoli hanno ordinato di porre questa pietra perenne, il 12 maggio 1669.

Bib.: F. L. Bertoldi, s.d. (1761?). Storia della miracolosa immagine di Santa Maria ovvero della Madonna della Celletta nella terra d’Argenta data alle stampe da Francesco Leopoldo Bertoldi sacerdote argentano, Faenza, 150 pp.

Note: l’epigrafe si trovava nella chiesa di San Nicolò ad Argenta, distrutta da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Il testo è riportato a p. 53 di Bertoldi (1761?).

Ferrara (FE) – Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

Ferrara (FE) – Chiesa di San Cristoforo alla Certosa (arco trionfale).
Commemorazione di restauro.
Terremoto di riferimento: 17 novembre 1570.
Testo: Anno primo a terraemotu maximo / superato navali exercitu Turcarum / Deo immortali summo ac divo Christophoro / templum restauravimus MDLXXI / regnante Alphonso Estense II duce Ferrariae quinto. //
Trad.: Nel 1571, un anno dopo il grandissimo terremoto e dopo la vittoria sulla flotta dei Turchi, regnante Alfonso II d’Este quinto duca di Ferrara, abbiamo restaurato questa chiesa dedicata a Dio e a san Cristoforo.

Bib.: Philip Skippon, 1664. An account of a journey made thro’ part of the Low-Countries, Germany,Italy and France. In: A collection of voyages and travels…, second edition, volume VI (London 1746).

Fotografia: archivio degli autori.

Tolmezzo (UD) – Chiesa di Santa Caterina


Tolmezzo (UD) – Chiesa di Santa Caterina (facciata).

Commemorazione di ricostruzione. 
Terremoto/i di riferimento: 20 ottobre 1788.
Testo: D.[eo] O.[ptimo] M.[aximo] / Prisca divae Catharina aedes / terraemotu simul eversa / fundamentis reparata / A.[nno] S.[alutis] MDCCXCV //
Trad.: A Dio ottimo massimo. L’antica chiesa di santa Caterina, improvvisamente distrutta dal terremoto, è stata riparata dalle fondamenta nell’anno della salvezza 1795.
Bib.: P. Albini e M.S. Barbano,(1991). Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti. Atti del Convegno, Pisa, 25-27 Giugno 1990, vol. 2.
Note:L’iscrizione è connessa, anche se non vi è riferimento esplicito, al terremoto di Tolmezzo del 20 ottobre 1788, che provocò nella cittadina carnica gravi danni e circa trenta vittime.

Fotografia: M.S. Barbano.

Urbania (PU) – Piazza san Cristoforo

iscrizione-urbaniaUrbania (PU) – Piazza san Cristoforo.
Colonna votiva di san Cristoforo.
Terremoto/i di riferimento: 3 giugno 1781
Testo: Anno Christiano MDCCLXXXI / maximo terrae motu / civitas universa / ab sedibus suis et solo patrio / extorris / ex ante d[iem] III id[us] Iun[ii] / incolumis / in campo tetendit / et ibi altare ad sacrificandum / aedicula circum / opere subitario constituta / dies XXXXV stetit. //

Traduzione: Nell’anno 1781 dell’era cristiana, prima dell’alba del 3 giugno, tutta la cittadinanza, scacciata per un grandissimo terremoto dalle case e dal suolo patrio, si trasferì in aperta campagna e – dopo aver innalzato un altare per la Messa e averlo riparato sotto una struttura improvvisata – si trattenne in quel luogo per quarantacinque giorni.colonna-san-cristoforo
Note:  la colonna fu eretta nel 1870 come ringraziamento della Comunità di Urbania al santo patrono per lo scampato pericolo dal terremoto del 1781 e dall’epidemia di colera del 1855.
Ringraziamo Laura Santi, responsabile del Museo civico e della Biblioteca Comunale di Urbania per averci cortesemente fornito le immagini.
Bib.: Archivio degli autori

Fotografie di Laura Santi.

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Fara Vicentino (VI) – Chiesa di San Fortunato

dscn0926 dscn0929Fara Vicentino (VI) – Chiesa di San Fortunato.
Commemorazione di scampato pericolo.
Terremoto/i di riferimento: 12 giugno 1836.
Testo: Virgo sine labe concepta / instaurata a[nno] S[alutis] MDCCCXXXVI / Farra liberata a flagello / cholera et terraemotu. //
Trad.: Vergine immacolata, restaurata nell’anno della salvezza 1836, [in rendimento di grazia] per la  liberazione di Farra dal flagello del colera e dal terremoto.
Bib.:-.
Note: La scritta è contenuta in un cartiglio posto ai piedi della Madonna Immacolata raffigurata in un dipinto del 1675 (cfr. cartiglio più piccolo a sinistra). Il dipinto venne restaurato nel 1836 in segno di gratitudine per lo scampato pericolo dall’epidemia di colera di quell’anno e dal terremoto. Ringraziamo Francesco Brazzale per le informazioni e per averci permesso di riprodurre l’immagine.
L’avvertimento del terremoto del 1836 a Fara Vicentino non è censito dal Database Macrosismico Italiano DBMI15, in cui la storia sismica di Fara Vicentino è composta da un solo dato, relativo all’avvertimento senza danni di un terremoto localizzato in provincia di Reggio Emilia il 2 maggio 1987.

Fotografie di Francesco Brazzale.

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