Urbania (PU) – Piazza san Cristoforo

iscrizione-urbaniaUrbania (PU) – Piazza san Cristoforo.
Colonna votiva di san Cristoforo.
Terremoto/i di riferimento: 3 giugno 1781
Testo: Anno Christiano MDCCLXXXI / maximo terrae motu / civitas universa / ab sedibus suis et solo patrio / extorris / ex ante d[iem] III id[us] Iun[ii] / incolumis / in campo tetendit / et ibi altare ad sacrificandum / aedicula circum / opere subitario constituta / dies XXXXV stetit. //

Traduzione: Nell’anno 1781 dell’era cristiana, prima dell’alba del 3 giugno, tutta la cittadinanza, scacciata per un grandissimo terremoto dalle case e dal suolo patrio, si trasferì in aperta campagna e – dopo aver innalzato un altare per la Messa e averlo riparato sotto una struttura improvvisata – si trattenne in quel luogo per quarantacinque giorni.colonna-san-cristoforo
Note:  la colonna fu eretta nel 1870 come ringraziamento della Comunità di Urbania al santo patrono per lo scampato pericolo dal terremoto del 1781 e dall’epidemia di colera del 1855.
Ringraziamo Laura Santi, responsabile del Museo civico e della Biblioteca Comunale di Urbania per averci cortesemente fornito le immagini.
Bib.: Archivio degli autori

Fotografie di Laura Santi.

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Alfio Ortenzi (1973), Terremoto ad Ascoli

ortenzi_1973 Alfio Ortenzi (1973) – Terremoto ad Ascoli.ap_loggia
Terremoto/i di riferimento: 26 novembre 1972.
Testo: -.
Trad,: -.
Bib.: Alfio Ortenzi. Scultore, pittore, ceramista, vignettista (sito web).

Note: «Non ho ricordi particolari [sulla genesi del dipinto], so solo che [mio padre] fu sorpreso dal terremoto proprio mentre transitava in Piazza del Popolo di Ascoli, in quella Piazza (scorcio della Loggia dei Mercanti) rappresentata nel dipinto. Pur avendo vissuto il terremoto del 1943 […] ne rimase molto scosso. In quella circostanza la nostra abitazione, costruita in cemento armato negli anni ’60, rimase completamente intatta ma il limitrofo antico quartiere ascolano della Piazzarola fu fatto completamente evacuare. La qual cosa non lo rese per nulla tranquillo, tanto che trasferì la famiglia a casa dalla sorella in Alba Adriatica (TE)» (comunicazione personale del figlio dell’artista, ing. Giovanni Ortenzi, che ringraziamo per questa testimonianza e per averci permesso di riprodurre l’opera di suo padre).

Foto del dipinto: © Giovanni Ortenzi.

Offida (AP): Chiesa di Sant’Agostino

s_nicolaOffida (AP) – Chiesa di Sant’Agostino.
Statua processionale votiva.
Terremoto/i di riferimento: 14 gennaio 17032 febbraio 1703
Testo: [Offida] Die dicta 29 Aprilis 1703 […] [Proposta] 5a per la grazia ricevuta da S. Nicola da Tolentino nella preservazione di questa nostra Patria da’ Terremoti, se pare elegerlo Protettore col fare di precetto la sua festa, e procissione generale, pregandosi dal nostro Publico (1) anche l’insigne Capitolo ad assisterci, e riconoscere la detta Festa coll’offerta di sei libre di cera conforme si pratica con le altre simili feste. […] Super 5a Per la grazia singolarissima ricevuta dell’intercessione del gran santo Nicola da Tolentino già Protettore della nostra Marca, direi si dovesse eleggere per nostro Protettore particolare con fare la sua festa comandata […] con fàrline solenne Processione per tutta la Terra (2), e perché ridondarebbe a maggior gloria di detto santo portare processionalmente la sua Statua, direi che si richiedessero il Priore Silvestro Corradini, et il Reverendo Priore di S. Agostino da’ Signori residenti di fare la questua per tutta la terra, assieme con due Signori Deputati concittadini, per li quali eleggo li Signori Giandominico [?] Bianchetti, e Francesco Cataldi, affinché con il ritratto (3) della questua possa fabricarsi la statua del santo […] e per rimostrare al Santo maggior ossequio, e mortificazione direi, che colla licenza de’ Signori Superiori si prohibisse il Carnevale per cinque anni. Voti favorevoli 25, contrario 1 et fuit obtentus.”


(1) I rappresentanti comunali.
(2) Per tutto l’abitato. Le località dello Stato papale erano classificate, in ordine d’importanza, come città (le sedi vescovili), terre e castelli; Nel 1703 Offida era una terra (nel 1831 fu promossa a città, pur non essendo sede vescovile). L’uso contemporaneo di chiamare “borghi”, i centri urbani minori della penisola, è storicamente improprio.
(3) il ricavato.

Bib.: Archivio storico comunale di Offida, Consigli, 3 (1703-1713), cc. 4r-5r, seduta del 29 aprile 1703.

Fotografia di Viviana Castelli.

Belforte del Chienti (MC) – Campanile della Pieve di Sant’Eustachio

BELFORTEBelforte del Chienti (MC) – Campanile della Pieve di Sant’Eustachio
Epigrafe commemorativa di restauro a seguito di fulmini e terremoto.
Terremoto/i di riferimento: 24 aprile 1741
Testo: Turris haec / a fulm[ine] ac terrem[otu] / percussa / restau[rata] fuit / a[nno] Domini /MDCCXXXXI //
Traduzione:  Questa torre, dopo essere stata colpita dal fulmine e dal terremoto, fu restaurata nell’anno del Signore 1741.
Bib.: M. Ciocchetti (1982). Belforte del Chienti: cenni storici, (Camerino), 130 pp.campanile

 

Foto di Giancarlo Monachesi

 

Villa Collio (San Severino Marche, MC)

DSCN2243 San Severino Marche (MC) – Villa Collio
Commemorazione di restauro dopo un terremoto
Terremoto di riferimento: 28 Luglio 1799

Testo: Quod civium vota flacitabant / Ioannes Baptista Collius ex equitum ordine / aedes hasce / avita haereditate adeptas / celeberrimi Petri Cortonensi /arte extructas /vetustate fatiscentes et terremotu collapsas /additis picturis marmoreis statuis /excitatis salientibus hortibus instructis /Iosephi Locatellii Tolentinatis /praestanti ingenio /restituit auxit ornavit /et DSCN2244ut commodius Septempedanis queis villula /in deliciis foret /ad illas aditus pateret /deambulacrum arboribus septum ampliavit /anno MDCCCXX //
Traduzione: Nell’anno 1820, secondo gli auspici dei concittadini, il cavalier Giovan Battista Collio ha restaurato ampliato e abbellito questi edifici, parte del suo avito retaggio e costruit
i dall’arte del celeberrimo Pietro da Cortona ma indeboliti dall’azione del tempo e poi crollati per il terremoto, con pitture e statue marmoree, con fontane e giardini disegnati dallo straordinario ingegno di Giuseppe Locatelli da Tolentino e per maggior comodità dei sanseverinati – cui la villetta sarà un luogo di delizie – e per renderne più agevole l’entrata ha allargato il viale d’accesso alberato.

Bib.: A. Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, tomo I, Macerata 1834, p. 443.

Foto di Giancarlo Monachesi

Frontone (PU) – Torre civica

FrontoneFrontone (PU) – Torre civica
Commemorazione di ricostruzione a seguito di terremoto
Terremoto/i di riferimento: 3 giugno 1781

Testo: D.O.M. / Turrem hanc a Julio de Porta Icuvino / Frontonis et Biscinae comite / An[no] MDLXVI P.R. liberalitate excitatam / Terraemotus clade labentem an[no] MDCCLXXXI / Ardicinus de Porta Biscinae, et Carpinaru[m] comes / de Frontonatibus suis aeque solicitus / Pro-avi munificentiam emolatus [sic] / A fundamentis restituit anno MDCCLXXXIII //

Traduzione: A Dio Ottimo Massimo. Ardicino della Porta conte di Biscina e delle Carpini, giustamente attento ai bisogni dei suoi Frontonati e desideroso di emulare il suo antenato Giulio della Porta eugubino conte di Frontone e Biscina, dalla cui generosità questa torre era stata eretta nel 1566, essendo la medesima cadente a seguito del terremoto del 1781, l’ha ricostruita dalle fondamenta nell’anno 1783.

Bib.: Epigrafe segnalata da Fabrizio Cece. Foto di Ettore Sannipoli.

Fossombrone (PU) – ex chiesa parrocchiale di San Biagio in Lastreto

Fossombrone (PU) – Chiesa parrocchiale di San Biagio in Lastreto
Commemorazione di ricostruzione a seguito di terremoto

Terremoto/i di riferimento: sconosciuto
Testo:  D.O.M. / Ecclesiam hanc improviso terr/emotus impetu quassam et una / cum domibus undequaque [sic] diruta/m ac deformatam Petrus Hercules / comes Albergatus Bononiensis / abbas benemerentissimus / gravi sum/ptu erexit instauravit ac nobili/orem in formam restituit lapis / hic qui eximi sensit pietatis motus / perennaturus memoriam / aeternum se reddidit monumentum / anno Reparatae salutis MDCLXXII //    

Traduzione: A Dio ottimo massimo. Il benemerentissimo abate conte Pietro Ercole Albergati bolognese ricostruì questa chiesa, che era stata  sconquassata, diroccata e lesionata in ogni sua parte insieme alle case dall’impeto improvviso di un terremoto, e con ingente spesa la rimise a nuovo conferendole un più nobile aspetto. Questa pietra conservi a lungo la memoria di colui che provò uno straordinario sentimento di pietà  [e] rese a se stesso un eterno ricordo nell’anno 1672 dalla Redenzione.

Bib.: A. Vernarecci, Fossombrone dai tempi antichissimi ai nostri, Fossombrone 1903-1914.

Nota: Secondo Vernarecci l’epigrafe si trova a cornu Evangelii (ossia sul lato sinistro) dell’altar maggiore dell’attuale chiesa parrocchiale che oggi è una abitazione privata. La data “1672” indica evidentemente l’anno in cui fu ricostruita la chiesa (e non, come suggerito da Vernarecci, quello in cui un terremoto distrusse la precedente chiesa abbaziale di Santa Maria di Lastreto). Sulla data esatta di questo terremoto non si dispone al momento di notizie attendibili.